L’aceto balsamico si ottiene dalle uve di vitigni
coltivati nella provincia di Modena, soprattutto da Lambrusche e Trebbiane.
Il procedimento è completamente naturale che genera un prodotto dal gusto
miracoloso. Il mosto ottenuto dalla pigiatura delle uve viene fatto bollire
a fuoco diretto ed a vaso aperto; dopodiché si procede con l’operazione del
“rincalzo” ossia dell’invecchiamento, che avviene travasando il prodotto in
una serie di botticelle di dimensioni sempre minori e di legni differenti. A
questo punto lo si lascia invecchiare per periodi di tempi differenti che
permetteranno di differenziare il prodotto: oltre dodici anni per il
“classico”, oltre i venticinque per quello “extra vecchio” e oltre i
cinquanta diventa “extra extra vecchio”; in ogni caso il risultato ottenuto
è unico e dal gusto inimitabilmente delizioso.
Le origini dell’Aceto Balsamico
Tradizionale si fondono con una tradizione che spesso nei secoli trascese
dall’uso tipicamente alimentare che tutti conoscono. Già noto nell’antica Roma
da grandi poeti come Virgilio, il quale ne dava una viva testimonianza nelle sue
Georgiche, l’Aceto Balsamico veniva spesso usato come rimedio contro vari mali.
Nel 1046 il monaco Donizone nell’opera “Vita Mathildis” (biografia della famosa
contessa Matilde di Canossa) narra di come l’imperatore di Germania Enrico II,
in viaggio verso Roma per la sua incoronazione, fece tappa a Piacenza dove,
rivolgendosi al padre di Matilde, il marchese di Toscana Bonifacio, richiese di
essere omaggiato del famosissimo aceto. Ma il vero successo lo conobbe grazie al
duca di Ferrara Alfonso I il quale diede a questo prodotto un impulso decisivo.
Come già accennato l’Aceto Balsamico venne usato anche come medicinale, si hanno
testimonianze di come Lucrezia Borgia ne fece uso per i dolori del parto e
dell’utilizzo che ne fece il duca di Modena Francesco IV per lenire i dolori
dell’ulcera.
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